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A cosa servono

La Bio-pranoterapia   la Prano-pratica agiscono  anche in forma preventiva e naturale  per il mantenimento ed il ristabilimento del benessere della persona sensibilizzandola a modi e stili di vita che tendano all’equilibrio armonico di tutte le  funzioni psico-fisiche-energetiche: quindi, nel contempo, si propone di educare la persona a comportamenti  che contribuiscano al proprio benessere attraverso il  consapevole riequilibrio bioenergetico.

Chi è l’Operatore del Prana

L’ Operatore del Prana (Bio-pranoterapia e prano-.pratica) è attivo in ambito sia pubblico che privato e, nel rispetto del proprio Codice Deontologico, non compie nessun atto medico  e  non interferisce assolutamente   nel rapporto medico-paziente, ma tende ad integrare e a supportare  l’azione svolta dalla Medicina ufficiale.

“La Scuola ALARO  è l’unica in Italia a possedere e ad  utilizzare Il CHIRTEST, strumento ideato e costruito dal Dott.Luigi Lapi, al fine di testare con metodo scientifico le attitudini praniche di ognuno.”
Per Informazioni e prenotazioni del test:055-470653


L’ACQUA PRANIZZATA

Da leggere:
Relazione al 12 Dicembre 2015 del Comitato Scientifico  sulle esperienze con l’acqua pranizzata e relativo Protocollo Operativo.

Relazione 1 -Comitato Scientifico-Protocollo

***

Acqua pranizzata per 20 minuti e poi ghiacciata a -21° da componenti del Comitato Scientifico ALARO -coordinato dal suo Direttore Silvano Ceccarelli (maggio 2015) – che stanno portando avanti un protocollo di ricerca sull’acqua pranizzata.

ACQUA 1

Acqua 2

  • Alessandro Failli (ALARO)

pranizzata dall’alto e dal basso

BodyPart                          e solo dal basso   BodyPart 2

 

  • Lisa Settefonti (ALARO)

Acqua pranizzata tenendo direttamente il bicchiere in mano e mandando luce bianca. Il tempo del trattamento è stato all’incirca di 12/15 minuti. L’acqua è stata congelata subito dopo.

Le foto dei due bicchieri vicini fanno riferimento all’acqua trattata(quella più cristallina a sinistra ) e ad un acqua non trattata per valutare le differenze. L’acqua utilizzata è quella distillata in tutte le prove.

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e con i colori: acqua pranizzata -con  l’immagine creativa – a distanza, usando la proiezione della luce verde e blu .

VERDE

VERDE (1)

 

 

 

 

 

VERDE (2)

 

 

 

VERDE (6)

 

 

 

 

BLU

BLU (1)

 

 

 

 

 

 

BLU (3)

 

 

 

 

BLU (5)

 

 

 

 

 

 

 

  • Stefania Moschet (Vittorio Veneto)

Come è possibile vedere nelle foto, dopo alcuni minuti (10/15) di trattamento  nell’acqua si formano miriadi di piccole bolle che rimangono ferme e immobili, come di cristallo.

 

e acqua pranizzata e poi ghiacciata.

      

In allegato un breve studio di Stefania sull’acqua pranizzata presentato

durante le sessione d’esame conclusivo del Corso di Formazione:

acqua%20pranizzata%20%20di%20stefania%20moschet

ugualmente  avviene nell’acqua  trattata dal giovane Marco Nobili di Teano

Altri LInk utili sull’argomento

http://www.flickr.com/photos/45128744@N00/sets/72157594375734812/

http://www.luogocomune.net/site/modules/newbb/viewtopic.php?viewmode=flat&topic_id=3949&forum=49


RICERCA  SCIENTIFICA  SUL  PRANA

A tutt’oggi  pochi sanno che anche la pranoterapia è stata sottoposta ad una ferrea ricerca scientifica e che i risultati ottenuti sono confortanti, ma come accade spesso nella ricerca, i passi iniziali sono stati mossi soprattutto negli Stati Uniti e nel Canada ove i risultati non si sono fatti attendere:

Il dr. Bernard Grad, biologo della McGill University del Canada, utilizzò il pranoterapeuta Oskar Estabany per effettuare numerose sperimentazioni sui vegetali, in particolare i chicchi d’orzo, per cui alcuni flaconi vennero riempiti di una soluzione di cloruro di sodio all’1% sterile.  Metà dei flaconi furono trattati con la pranoterapia e l’altra metà restò invariata. Le piantine vennero innaffiate in parte con la soluzione trattata ed in parte con quella non trattata ed infatti le piantine che si abbeverarono alla soluzione trattata con la pranoterapia, crebbero più rigogliose.

L’elettrochimico Douglas Dean, membro dell’Istituto di Psicologia Umanistica del Newark College of Engineering del New Jersey, riprese in esame gli esperimenti di O. Estabany e riscontrò che la soluzione trattata aveva subito un mutamento della distanza dei legami idrogeno-ossigeno, che sono i legami di una molecola d’acqua con quelle che si trovano attorno ad essa, e appurò che tale modificazione si mantenne inalterata anche dopo tre anni di distanza dall’esperimento, per cui riprodusse  l’esperimento  con un altro sensitivo ottenendo lo stesso risultato.

Il dr. B. Grad del Canadà  sperimentò la pranoterapia su topolini da laboratorio:  utilizzando 300 cavie, di cui 100 trattate con pranoterapia da Estabany, 100 trattati da una persona non pranoterapeuta e 100 non trattati da alcuno. I risultati diedero modo di constatare che le ferite dei 100 topolini trattati con la pranoterapia si rimarginarono e guarirono molto più velocemente degli altri due gruppi di 100 topolini ciascuno, inoltre il gozzo di alcuni topolini, prodotto artificialmente, fu guarito prima con la pranoterapia di quello provocato agli altri curati con le terapia mediche classiche.

A New York la dr.ssa Krieger, della scuola infermieri, utilizzò Estabany per influenzare l’emoglobina (il pigmento di sangue che serve a trasportare ossigeno).  In ben 16 pazienti da lui trattati si riscontrò che il fermento sanguigno aumentò in maniera considerevole.

Suor Justa Smith, sperimentatrice laureata in biochimica e preside della facoltà di scienze naturali del Rosary Hill College di Buffalo (N. Y.) utilizzò anch’essa Estabany per sperimentare su un soggetto con campioni di tripsina e vi riscontrò una crescita abnorme, come se la tripsina fosse stata sottoposta a un enorme campo magnetico.

Ma anche in Italia, soprattutto negli ultimi anni, non sono mancati gli studiosi seri che hanno voluto sperimentare e in particolare a Milano i ricercatori Alberto Ansaloni – Patrizia Vecchi – E. Eberle, hanno prodotto modificazioni della VES indotte da campi bioenergetici umani, sperimentando presso il Centro di Ricerche di Bioclimatologia Medica dell’Università degli Studi di Milano.  La sperimentazione in sostanza è stata effettuata su campioni di sangue umano in pipette, in relazione alle sostanze colloidali presenti nel sangue e da ciò si è evidenziata che la velocità della sedimentazione si è modificata.

L’esperimento è stato poi riprodotto alcuni anni dopo, ma al posto del sangue umano, è stata utilizzata dell’acqua nella quale erano presenti sostanze colloidali dell’oro, per verificare se avrebbe potuto realizzarsi un processo chimico analogo alle prime sperimentazioni.
Tale esperimento ha comportato l’intervento di 50 soggetti pranoterapeuti e 50 soggetti non pranoterapeuti, ciascuno dei quali ha ripetuto due volte lo stesso esperimento, portandolo perciò al valore di 100 sperimentazioni, aggiungendo 100 campioni di acqua che non ha subito trattamento alcuno.

In sintesi:100 campioni trattati da pranoterapeuti, 100 campioni da non pranoterapeuti e  100 campioni in bianco (non trattati) e i risultati ottenuti hanno messo in evidenza che la bioenergia ha agito variando la struttura della miscela del colloide trattato, rispetto a quello sviluppato in assenza di bioenergia, producendo anche l’effetto insospettabile di modificare la colorazione dell’acqua.
Sulla Rivista MINERVA MEDICA – vol. 77 – edita il 7 Aprile 1986, è stato pubblicato un   intero volume di ricerca e sperimentazione pranica di cui si forniscono alcuni accenni:

-dall’esame istologico di tessuto disidratato mediante la pranoterapia (il termine usato dai pranoterapeuti è: mummificazione) e dalle risultanze ottenute nel Laboratorio di Antropologia – Dipartimento di Biologia Animale – Università degli studi di Torino dai ricercatori dr. E. Rabino Massa e dr. M. Reddavid, si evidenziano le similitudini con i tessuti prelevati da mummie egiziane  studiate dagli stessi ricercatori.

-Quadri istologici di parenchima epatico (fegato) di coniglio dopo trattamento pranico studiati dal dr. A. Donna, primario del Servizio di Anatomia e Istologia Patologica dell’Ospedale Provinciale di Alessandria, hanno evidenziato un ritardo altamente significativo nella comparsa dei fenomeni putrefattivi.
Sempre il dr. A. Donna ha effettuato esperimenti di esposizione pranica in larve di Tenebrio Molitor ed ha concluso suggerendo ulteriori ricerche e valutazioni, ma ponendo comunque in evidenza un’azione obiettivamente valutabile sui tempi della metamorfosi delle larve.

-Pranoterapia e rilievi teletermografici,  condotti  dal dr. P. Trapani – Primario radiologo del Dispensario Centrale di Igiene  Sociale di Torino-  lo hanno portato a concludere che le mani del pranoterapeuta presentano una ipertermia che non si verifica nelle mani dei non pranoterapeuti.  Inoltre le zone trattate mostrano una costante in aumento di ipertermia, anche indipendentemente da sensazioni soggettive di calore.
Le fotografie sono pubblicate su “Minerva Medica” vol.77 n. 14-15- 7aprile 1986.(Immagine 1).
Ma anche a Napoli e più precisamente nell’Ospedale Monaldi vi è un’equipe medica capeggiata dal dr. Gerardo Ciannella, vice-primario pneumologo, che sta operando nella direzione della ricerca e più precisamente sperimentando con la teletermografia, riportando dei risultati come quelli già pubblicati a Torino.(Immagine 2)

Sulla Rivista MINERVA MEDICA – vol. 77 – edita il 7 Aprile 1986, è stato pubblicato un intero volume di ricerca e sperimentazione pranoterapeutica di cui vi fornisco alcuni accenni:
  • dall’esame istologico di tessuto disidratato mediante la pranoterapia (il termine usato dai pranoterapeuti è: mummificazione) e dalle risultanze ottenute nel Laboratorio di Antropologia – Dipartimento di Biologia Animale – Università degli studi di Torino dai ricercatori dr. E. Rabino Massa e dr. M. Reddavid, si evidenziano le similitudini con i tessuti prelevati da mummie egiziane  studiate dagli stessi ricercatori.
  • Quadri istologici di parenchima epatico (fegato) di coniglio dopo trattamento pranico studiati dal dr. A. Donna, primario del Servizio di Anatomia e Istologia Patologica dell’Ospedale Provinciale di Alessandria, hanno evidenziato un ritardo altamente significativo nella comparsa dei fenomeni putrefattivi.

Pranoterapia e rilievi teletermografici,  condotti  dal dr. P. Trapani – Primario radiologo del Dispensario Centrale di Igiene  Sociale di Torino,  lo hanno portato a concludere che le mani del pranoterapeuta presentano una ipertermia che non si verifica nelle mani dei non pranoterapeuti.  Inoltre le zone trattate mostrano una costante in aumento di ipertermia, anche indipendentemente da sensazioni soggettive di calore. Le fotografie sono pubblicate su “Minerva Medica”
vol.77 n. 14-15 – 7 aprile 1986

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Le fotografie sono pubblicate su “Minerva Medica”
vol.77 n. 14-15 – 7 aprile 1986

  • Sempre il dr. A. Donna ha effettuato esperimenti di esposizione pranica in larve di Tenebrio Molitor ed ha concluso suggerendo ulteriori ricerche e valutazioni, ma ponendo comunque in evidenza un’azione obiettivamente valutabile sui tempi della metamorfosi delle larve.
  • Ma anche a Napoli e più precisamente nell’Ospedale Monaldi vi è un’equipe medica capeggiata dal dr. Gerardo Ciannella, vice-primario pneumologo, che sta operando nella direzione della ricerca e più precisamente sperimentando con la teletermografia, riportando dei risultati come quelli già pubblicati a Torino.
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Le tre immagini in sequenza sono state realizzate in elettro-termografia (sempre tratte da “Minerva Medica”)
evidenziano il dorso di un bimbo prima, durante e dopo il trattamento di pranoterapia, durato esattamente 10 minuti.


A quanti Hertz lavorate?


Tutta la comunità scientifica riconosce che noi emettiamo vibrazioni elettromagnetiche, che non sempre sono uguali ma si trasformano in base al nostro stato di salute, all’umore, ai pensieri che noi formuliamo.

Lo scienziato Bruce Tanio, dell’Università di Washington, nel 1992 realizzò il BT2, il primo misuratore e registratore di frequenze, con il quale poté stabilire il rapporto tra le frequenze, appunto, e lo stato di salute.
Nella tabella potete leggere i valori di una persona sana, quelli che sopravvengono in caso di malattia e alcune sostanze o situazioni che possono alzare o abbassare il livello delle frequenze.

La frequenza è il flusso continuo misurabile di energia elettrica tra due punti
Il numero di oscillazioni in secondi è misurato:

Cervello umano

72 – 90

MHz
Corpo umano

62 – 78

MHz
Sintomi del raffreddore

58

MHz
Infiammazioni gravi

52

MHz
Cibi in scatola

0

MHz
Cibi freschi

15

MHz
Erbe medicinali secche

12 – 22

MHz
Erbe medicinali fresche

20 – 27

MHz
Oli essenziali

52 – 320

MHz
I pensieri negativi

Le frequenze diminuiscono

di 12 MHz

I pensieri positivi

Le frequenze aumentano

di 10 MHz

La preghiera o meditazione

Le frequenze aumentano

di 15 MHz


PRANO-PRATICA :OTTIMO AUSILIO PER ATTENUARE ANSIA E STRESS

 La Prano-pratica ,nell’ambito delle Discipline del Benessere (DBN) , è  protagonista, in particolare,  per ciò che riguarda la prevenzione ed il mantenimento della salute, integrando i percorsi della medicina ortodossa e complementare.

E cioè:

1) eventi come la Giornata regionale toscana della Pranopratica (già alla 5^ edizione, con il patrocinio di Regione e ARS) o Terra Futura a Firenze (6^ edizione), duranti i quali centinaia di cittadini hanno potuto fruire di trattamenti gratuiti dimostrativi;

e

2) progetti rivolti a comunità di recupero dalla tossicodipendenza o ai centri anziani. Dai rapporti finali redatti si evince che la prano-pratica , nella comunità di recupero:

  • si è rilevata supporto ottimale  e valido integratore dell’opera di educatori e personale medico specifico. Inoltre prendiamo atto che  ha agito anche  in modo  “indiretto” e alla fine  dei trattamenti  di sono riscontrati – a detta di molti soggetti trattati -visibili risultati per ciò che concerne  il miglioramento dello stato energetico ed omeostatico   là  dove erano presenti  cefalee, dolori cervicali, lombo-sciatalgie, ansia, stress e insonnia
  • In particolare è da sottolinearsi un effetto (evidenziato da ospiti ed educatori) di non poco conto: cioè quello della riduzione dei farmaci da banco: fatto questo che dovrebbe far ben riflettere sull’uso vantaggioso  dei trattamenti  pranici e delle DBN  nell’ottica  di una politica del risparmio  da parte delle Pubbliche Amministrazioni nel settore  della Salute e della relativa prevenzione ed integrazione con i percorsi ortodossi;

Nei Centri anziani e/o nei Centri diurni protetti la prano-pratica:

  • si è dimostrata  valido integratore al benessere psicofisico e al  consolidamento dello stato   energetico complessivo dei soggetti trattati, migliorando anche a loro la qualità di vita. In particolare ha contribuito a determinare nel soggetto trattato:

Maggior serenità

Aumento della stabilità emotiva

Aumento della capacità di concentrazione

Aumento della propria forza psico-energetica

Aumento del  tono  psico-fisico complessivo e miglioramento dei rapporti interpersonali

Aumento della capacità di relazione positiva

Diminuzione di ansia e stress nervoso

Miglioramento del sonno, dello stato umorale e della socializzazione complessiva.

  • si è rilevata, infine,  un efficace   supporto al lavoro degli assistenti dei Centri Diurni Protetti:inoltre tutti i benefici riscontrati sugli ospiti, hanno agito in modo indiretto anche sui famigliari, migliorando anche a loro la qualità di vita. Visibili sono stati i miglioramenti dal punto di vista psico-fisico, dello stato energetico e omeostatico:rilasciando l’ansia e l’insonnia.

 

 

Ricordiamo che alcuni di questi progetti sono stati presentati nel convegno:Discipline Bio-Naturali. Attualità e prospettive. organizzato dall’ ARS Toscana il 21 aprile 2009 a Firenze.(vedi sito Web Agenzia Regionale di Sanità) e che per avere maggior dettagli occorre far riferimento al sito ALARO: www.alaro.it (sezione Progetti).

In conclusione, queste importanti esperienze  riferite da Gabriele Laguzzi testimoniano la valenza positiva  della  prano-pratica, in ambienti  così particolari e delicati, nell’azione antistress e lenitiva dell’ansia. Tale valenza riequilibratrice ed energizzante del prana può però essere utilizzata da tutti anche in funzione di prevenzione  e di  mantenimento della salute: non necessariamente sempre e solo  in caso di presenza di sofferenze specifiche, dove il prana può essere comunque  buon integratore delle normali terapie mediche.

In periodi di stanchezza psico-fisica , di convalescenza, per prevenire la degenerazione senile, in stati di depressione lieve, dopo una operazione, ecc., un ciclo di trattamenti di prano-pratica (8/10/) non possono che giovare per il ripristino e il mantenimento di una omeostasi ottimale: otterremo maggior freschezza energetica e una rinnovata vitalità complessiva.

 


METODI  DI VERIFICA DEL  POTENZIALE  PRANICO

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MARCO MARGNELLI: Analisi spettrale elettroencefalografica durante la pranoterapia

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