Tra i tanti strumenti dell’Operatore del Prana vi è la chirestesia. Il termine fu coniato dal Dott. Luigi Lapi per definire la sensibilità delle nostre mani e la loro capacità di darci indicazioni preziose per avere una lettura precisa e accurata del campo del soggetto trattato.

Questa analisi preliminare è per noi fondamentale per orientarci nel trattamento e per verificare poi eventuali cambiamenti che si manifestano nella persona.

La chirestesia è un punto fondamentale della nostra formazione e richiede molta pratica e molta capacità di ascolto, libero da aspettative e pregiudizi.

Un estratto dal libro “Effetto Prana” del nostro fondatore, il dottor. Luigi Lapi:

La sensibilità radiestesica

La radiestesia (ma soprattutto la rabdomanzia) è una attività antichissima. Naturalmente questa sensibilità non è nel “pendolo” o nella “bacchetta” bensì nel sistema nervoso dell’operatore, ma non sappiamo assolutamente nulla sul modo col quale il sistema nervoso capti questi “messaggi”.

La cosa è interessante perché molti pranoterapeuti utilizzano il pensolo o la bacchetta (biotensor) per le loro analisi e per scegliere la prassi operativa necessaria ed è allora necessario darsi da fare per tentare di elaborare qualche ipotesi, il meno ipotetica possibile.

La chirestesia

Ma, al di là della radiestesia esplicita, esiste, e non lo si può dubitare, una sorta di radiestesia implicita cui ho dato il  nome di “chirestesia”.

In cosa consiste? Ecco, se voi passate le mani, sfiorando il corpo del malato, riuscite subito a localizzare i “punti caldi”, i “punti freddi” e i “punti interrogativi” (dove cioè  non capite un’acca).

In base a queste sensazioni, anche se non fate diagnosi (prerogativa delle professioni sanitarie) potete agevolmente indicare la sede dell’anomalia energetica. Questa capacità ovviamente varia da operatore a operaratore e anche in base alle proprie conoscenze.

Ma ricordate bene, anche a dispetto di tutti i miei discorsi, che vi è sempre quel quid intuitivo che trascende ogni sensazione chirestesica …

Ad ogni modo torniamo a noi, alla nostra “chirestesia” cominciando a spiegare la genesi del nome: chiros = mano; estesia = sensibilità.

Sensibilità al contatto e senza contatto

Durante i miei corsi di aggiornamento che ho tenuto a Firenze, mi sono sempre dilungato nell’aiutare il “colto pubblico” a sviluppare la sensibilità delle mani (entrambe per non fare parzialità).  Chi mi ha seguito con attenzione si è accorto che le mie chiacchere contenevano un fondo di realtà.

Appoggiando semplicemente la mano, siamo rapidamente in grado di dire se sotto vi è del “pieno” o del “vuoto” oppure di descrivere e riconoscere i suoni organici.

Ma tutto questo è ancora e soltanto “tatto”, un po’ sofisticato se volete, ma sempre “tatto”. Quello che imparate a distinguere senza toccare, ma solo sfiorando, non è più “tatto”, ma è una sensibilità particolare, della quale cercherò di descrivere alcune caratteristiche.

La mia esperienza con la chirestesia

Cominciamo da quel “tatto” che i miei allievi hanno imparato ad utilizzare, cosi come io l’ho appreso in parte con i evcchi medici con cui ho studiano.

Anche loro un po’ si vergognavano di fare la diagnosi prima di avere ascoltato “seriamente” con il fonendoscopio. Ma se si porgeva orecchio, si sentiva bofonchiare la diagnosi “prima”, quando ancora non era possibile averla fatta.

Il più esplicito era Schupfer, che aveva simpatia con me e mi diceva: “L’orecchio serve a convalidare ciò che hai sentito”. Mi faceva poggiare la mano aperta sul torace chiedendomi quel che sentivo … E così, poco alla volta, ho capito e poi ho migliorato la tecnica con un paziente lavoro di sperimentazione.

Ma facendo queste cose strane mi sono accorto che “sfiorando” il corpo del malato, si “captavano” informazioni speciali, che il tatto non era in grado di fornire. Infatti la vera chirestesia non si attua “toccando” ma passando con la mano a qualche millimetro dalla pelle. Oppure poggiando la mano con l’interposizione di un indumento, possibilmente di cotone.

Come funziona la chirestesia

Ogni situazione morbosa provoca un cambiamento nella emissione fotonica della cute. Quindi se la mano sfiora la cute ecco che l’emissione viene captata e trasdotta ai centri di elaborazione cerebrale. Questi a loro volta “leggono” l’informazione e la rendono “commensurabile”.

Questo termine si differenzia nettamente dall’omologo “comprensibile”. Quest’ultimo è su base “logica” mentre il primo si basa su di una esperienza personale, non esplicabile a parole. Quindi mentre leggete queste righe, non dovete tentare di capire con l’intelligenza razionale ma dovete cercare di  mettere in funzione la vostra “intuizione”. Essa – SOLA – vi può rendere tutto chiaro e perspicuo.

Se cercate di capire razionamente arriverete in fondo pensando che io sono tutto matto, in che non è poi del tutto sbagliato, e che queste sono mie invenzioni. Natualmente per giungere a sviluppare questo particolare tipo di “commensurabilità” occorrono un po di tempo e parecchia pazienza .. ma questa pazienza e questo tempo vi saranno ampiamente ripagati.

Le nostre mani sono sensibili agli infrarossi e, passando a breve distanza dal corpo, localizzano le zone più calde dove vi è congestione morbosa in atto. Ovviamente anche le zone più fredde dove si sta sviluppando una anomali termica di una qualche origine.

Per approfondire:

Chi era il dottor Luigi Lapi?

In cosa consiste il percorso formativo ALARO?

alaro

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